31 maggio 2026

Per il 2 giugno Festa della Repubblica


Il 2 giugno 1946, gli italiani tutti, uomini e donne finalmente “elettori ed elettrici” si espressero per 
la scelta repubblicana. Fu una scelta di grande importanza: non si trattava solo di scegliere se avere un re o un presidente della repubblica. Era in gioco la continuità col regime precedente. Il popolo italiano scelse la rottura con il passato regime criminale, attraverso l’abolizione della monarchia, che avrebbe rappresentato il segno più visibile della continuità. 

Dopo la vittoria repubblicana al referendum il re fu allontanato dall’Italia e l’Assemblea costituente poté cominciare la sua opera in una atmosfera più serena. 

Quello che ne uscì fu il “patto” che diede luogo alla Costituzione. Non un manifesto ideologico, ma un compromesso capace di scrivere norme che potessero esprimere punti di incontro tra posizioni diverse, come erano quelle rappresentate dai diversi gruppi partecipanti all’assemblea costituente. Come si disse fin da allora, un “compromesso costituzionale”. 

La caduta del fascismo fu dunque l’inizio di una nuova fase della nostra storia, la democrazia, parola che suonò bella alle orecchie delle donne e degli uomini della metà del XX secolo che la sentivano per la prima volta. 

Da quel 2 giugno 1946 sono passati ottant’anni. Gli italiani di allora non immaginavano forse quello che sarebbe successo “dopo”. Molto sarebbe cambiato, in maniera dapprima lenta, ma poi sempre più veloce, e l’orizzonte della modernità sarebbe entrato in crisi, sino a dissolversi definitivamente con la caduta del muro di Berlino. 

Quel grande disegno di emancipazione politica degli italiani è andato incontro anche a grandi tragedie, ma ha permesso di realizzare i sogni di libertà, di uguaglianza e democrazia che avevano alimentato il lavoro dei Padri della Repubblica. 

Pensiamo che oggi ci sia una distanza molto forte, un solco profondo, tra quegli anni del novecento e questi nostri che stiamo vivendo. E forse non riusciamo ad affrontare con coraggio l’eredità del secolo passato, un’eredità che può davvero essere scomoda e può anche farci paura perché si rappresenta con sembianze diverse, che sono una sorta di deformazione e di degradazione dei valori novecenteschi privati della loro originaria funzione. Forse è arrivato il momento di recuperare il senso della passione politica che animò quei nostri Padri fondatori. E tornare a parlare di libertà, che sentiamo da più parti minacciata. Nessuno di noi dovrà farsi estraneo alla società in cui gli è toccato vivere e ai suoi problemi, né dovrà dire: “non mi riguarda. La libertà non è solo un imperativo morale individuale; è una esigenza collettiva che vale come premessa per la ricerca delle strade che conducono fuori dei vicoli ciechi in cui ci siamo cacciati. 

Su tutti noi grava la responsabilità dell’uso che ciascuno avrà fatto della sua libertà. Non c’è vita individuale fuori della società. Vivere in società è un nostro compito, un compito attivo e cosciente.


gaf



Madri e padri della Patria

“Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale//non si trattien lo strale, quando dall’arco uscì”. 

Nella nota domenicale ultima siamo incorsi in uno spiacevole errore. Eppure eravamo stati attenti ai generi ma, poi ecco l’inciampo, che riportiamo per intero. “Quel grande disegno di emancipazione politica degli italiani è andato incontro anche a grandi tragedie, ma ha permesso di realizzare i sogni di libertà, di uguaglianza e democrazia che avevano alimentato il lavoro dei Padri della Repubblica”. Una lettrice tra i sette che ci seguono ci ha fatto notare l’errore e noi proviamo a rimediare, in barba al Metastasio, l’autore dei versi che aprono questa nota. Quel 2 giugno 1946 vennero eletti in 556, chiamati a far parte dell’Assemblea costituente, che, in soli 18 mesi scrissero il testo della nostra Costituzione. Tra quei 556, per la prima volta nella nostra storia, c’erano 21 donne, madri della patria dunque, che ebbero un ruolo fondamentale. Con il loro impegno e il loro coraggio meritarono di sedere sui banchi della costituente, al pari degli uomini. Ventuno donne diverse, partigiane, insegnanti, sindacaliste, intellettuali, operaie, che contribuirono in misura determinante a scrivere la nostra Costituzione.

gaf (01/06/2026 19:28)