Nei giorni successivi continuavo a pensare a quel pomeriggio di festa.
È recente una ricerca di Save the Children dal titolo indicativo di “I luoghi che contano” condotta nelle periferie di 14 Città metropolitane. Qualche dato. Un minore su 10 vive in periferie vulnerabili. Il 43% delle famiglie vive in povertà relativa. Tra ragazze e ragazzi dai 15 ai 29 anni 1 su 3 non studia e non lavora. Il 15,4% (uno su sette) di studentesse e studenti delle scuole medie inferiori e superiori ha abbandonato o ripetuto l‘anno scolastico (la media altrove è del 7,6%). Al 16,7% è capitato di non avere il materiale scolastico a inizio anno, e al 17,3% di non potersi permettere di partecipare a una gita scolastica. Un giovane su due soffre lo stigma del quartiere e ritiene di essere giudicato per questo dai suoi coetanei.
La ricerca continua con tanti altri dati interessanti, ma ci fermiamo per dare spazio a una breve riflessione.
Ci sembra che i bisogni espressi siano molto semplici: pulizia e decoro, luoghi dove trovarsi, spazi per fare sport, musica e cultura, e una maggiore considerazione per il luogo in cui si vive.
Non solo l’ambiente familiare dunque, ma anche il contesto urbano e le possibilità che questo offre determina le scelte e le prospettive di vita.
Tornando al quartiere Gescal, questo è solo una delle diverse “forme di rifiuto” che hanno contribuito in misura determinante a stabilire una gerarchia sociale nell’uso dei suoli urbani. “Il paese si disegna in ghetti ognuno con i propri modi di vita, i suoi modelli culturali specifici le sue abitudini e le sue “lealtà politiche”. (P. George, Fine di secolo in occidente). Il risultato è l’isolamento etnico e/o sociale, la solitudine, l’incomprensione e la paura, oltre all’aumento incontrollato della asocialità, del vandalismo e dell’aggressività.
“Dio vive nella città”, si leggeva nel documento finale della conferenza di Aparecida (2007), presieduta dal cardinale Bergoglio, e l’abbiamo scelto come titolo di questa nostra nota domenicale. Un concetto che, diventato papa, Francesco ribadisce nella sua prima esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” promulgata il 24 novembre 2013. Da un papa all’altro ed ecco Leone XIV richiamare Agostino: ”Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”.
gaf
