28 giugno 2026

Insultare gli altri


Se un episodio è un episodio, tanti episodi rischiano di riguardare una vera e propria sindrome. Alla politica spetta il compito di creare un clima generale di rispetto reciproco e di condivisione di valori che possa consentire anche una lettura più obiettiva ed equanime delle vicende attuali. Ma tutto questo sembra essere reso difficile da una irriducibile contrapposizione ideologica. Con troppa frequenza si levano voci e si agitano polemiche che sembrano ossessionate da una volontà di riscrivere la realtà. “L’insulto è soprattutto un congegno retorico di costruzione dell’identità che regola e spesso determina le dinamiche e i rapporti interni ai gruppi sociali o esterni ad essi. Un’offesa alimenta la polarizzazione tra gruppi, divaricando l’opposizione tra il “noi” e il “loro”. Additare i membri di altri gruppi sociali come disonesti e incompetenti, significa dichiarare la propria estraneità a tali tratti. Chi insulta rivendica la detenzione di una superiorità gerarchica di natura intellettiva e morale. L’offesa è un dispositivo di dominio, una forma di violenza simbolica che pretende di essere accettata come legittima espressione dell’ordine delle cose” (\Insultare gli altri, di Filippo Domaneschi, Einaudi 2020). Nell’arena politica, l’insulto è uno dei più efficaci strumenti di delegittimazione dell’avversario, capace di squalificare e irridere il contendente e di screditarlo agli occhi dell’elettorato. L’ingiuria nel linguaggio della politica non ha solo una funzione demolitrice; in assenza di idee, competenze e contenuti politici, sembra essere l’unico strumento di attrazione e costruzione del consenso. Denigrare l’avversario politico è infatti un modo per invocare una scelta di campo; ovvero, esortare chi ascolta (o legge) a manifestare la volontà di appartenenza al gruppo di colui o colei che insulta. L’insulto diventa dunque una pratica, una combinazione di parole, azioni e pensieri; un modo di concepire le relazioni con gli altri, le differenze interpersonali, le categorie morali e le regole dell’agire sociale. È una forma di vita. Infine, ad alimentarle queste vite ci si mettono i social: “La tentazione di adoperare i social come mezzi pervasivi di propaganda prevale sulla possibilità di farne veicoli di colloquio” (Sergio Mattarella). "Non chiamiamoli più leoni da tastiera, chiamiamoli iene o avvoltoi, con tutto il rispetto per quelle bestie" (Massimo Gramellini).

gaf