“ L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza se sarà necessario “.
È il 3 gennaio 1925 e Mussolini nel suo discorso alla Camera dei deputati si scrolla di dosso ogni turbamento causato dal delitto Matteotti.
Attraverso graduali provvedimenti legislativi il regime fascista prende forma e rilievo totalitario, con lo scioglimento dei partiti antifascisti, l’istituzione del confino di polizia, il ripristino della pena di morte, la creazione del tribunale speciale per la difesa dello stato, la soppressione delle organizzazioni sindacali, l’attuazione dell’ordinamento corporativo, il divieto di scioperi, e una nuova legge sulla stampa con l’obbligo, per l’esercizio della professione, dell’iscrizione all’albo previo parere favorevole delle competenti autorità del regime.
Il 24 marzo 1929, la prima applicazione della nuova legge elettorale: la votazione avrà luogo mediante schede contenenti una domanda diretta circa l’approvazione dei 400 candidati designati dal Gran consiglio. I Si sono 8.519.559 e i No appena 135.761.
Le successive elezioni del 25 marzo 1934 saranno ancora più plebiscitarie.
I Si saranno 10.025.515 e i No solo 15.265.
Tra il 1929 e il 1934 il consenso fu largo. Il modello morale e l’autorità statale del fascismo era largamente accettato dalla grande maggioranza degli italiani. “Gli Indifferenti”, li chiamò Alberto Moravia.
Nella cosiddetta grande guerra (1914-18) furono mobilitati, sull’uno e sull’altro fronte, 50 milioni di soldati. Una guerra totale che costò la vita a non meno di 9 milioni di soldati e a un numero quasi uguale di civili.
Un esercito di contadini e lavoratori venne spedito in trincea. “Sono stati sconfitti quando li hanno presi dalle loro campagne e li hanno messi nell’esercito” si legge nel capolavoro di Hemingway “Addio alle armi”. E ancora più in là è il protagonista che parla: ”Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio …, parole astratte come gloria, amore, coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti”.
Le stesse parole usate da Donald Trump nell’accogliere le salme dei soldati rimasti uccisi nei primi giorni dell’attacco all’Iran. È più che certo che Trump non abbia letto Hemingway.
La nostra nota di oggi vuole ricordare due No tornati attuali: No al Referendum sulla Giustizia e No alla guerra.
Gli ebrei dicono che il passato è davanti, perché lo si conosce, mentre si cammina all’indietro verso il futuro. Walter Benjamin scrisse in “Angelus novus” un famoso aforisma di filosofia della storia: guardo il passato che mi serve per orientarmi nel futuro, che però è dietro le spalle per cui può sempre sorprendermi. Vittorio Gassmann, figlio di questa cultura riprende il tema nel suo ”Un grande avvenire dietro le spalle”.
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