Charles Maier, uno storico americano tra i più lucidi, venne in Italia nel novembre 1999, dunque quando il secolo stava finendo, e tenne una conferenza intitolata proprio: Il ventesimo secolo è stato peggiore degli altri?. In quell’occasione, Maier si sforzò di elaborare un po’ di notizie e di statistiche per dare un fondamento più preciso all’immagine del “secolo della tragedia”.
Il Novecento è costellato da una serie di genocidi che va da quella degli Herero nell’Africa sud-occidentale sotto la dominazione tedesca, a quella degli armeni per mano dei turchi, agli ucraini sotto Stalin, alle vittime civili e militari delle guerre totali del Novecento. E così via, fino alla Shoah. E poi di nuovo, più recenti, il Ruanda e il Centro-america e i Balcani.
Alla fine di questa drammatica contabilità, alla quale dobbiamo aggiungere la Palestina e ancora l’Ucraina al debutto del nuovo secolo, Maier constatava che probabilmente ci sono stati cento o centocinquanta milioni di persone consapevolmente o indirettamente oggetto della tragedia del secolo.
Una cifra in sé mostruosa.
Ecco allora che occorre continuare a rinnovare la memoria di quanto c’è stato di terribile nella storia del novecento, dello sterminio, della sopraffazione, della morte causata lucidamente e intenzionalmente da parte di uomini nei confronti di altri uomini delle altre donne e dei bambini.
I viaggi di Gulliver non è solo un libro per ragazzi. Lo erano le versioni ridotte che una volta si regalavano a Natale, o quelle che proponevano soltanto le prime due parti del libro. Le altre due parti, soprattutto la quarta, avrebbero potuto sconcertare le giovani menti. Per i lettori della prima edizione (che è del 1726) era chiaro che il racconto costituiva una brillante satira della lotta tra i due partiti politici inglesi e dei conflitti che per decenni avevano insanguinato la Gran Bretagna. Il tutto, sosteneva Swift, causato da motivi irrilevanti: come a Lilliput, dove il contrasto sul modo di rompere un uovo era stata la causa di ben sei rivoluzioni e di undicimila morti. Nell’ultimo capitolo c’è una mezza paginetta che costituisce un durissimo atto d’accusa contro l’impresa coloniale, mostruosa causa di ingiustizie e di massacri. Ricordiamo qui che Swift fu un critico feroce della presunzione, dell’arroganza e della meschinità che affligge l’umanità (Una modesta proposta).
Il titolo lo dobbiamo all’ultimo verso di una canzone di Giorgio Gaber che si intitola I reduci.Il testo della conferenza di Maier si legge nella rivista Il Mulino, n. 6, novembre-dicembre 1999.
I viaggi di Gulliver li possiamo ora leggere o rileggere nella recente e bella edizione dell’Einaudi.

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