In un suo libro del 2011 dal titolo L’Anticittà (Laterza), Stefano Boeri descrive una conformazione urbana priva di una gerarchia tra centro e periferia e di congruità tra le sue parti. Una conformazione apparentemente illogica, creata dall’azione singola e non coordinata di individui, famiglie e gruppi messi in condizione di poter costruire il loro spazio di vita, ma senza “alcun disegno condiviso, senza disporre di un progetto o di una visione di città, né di comunità”. È l’anticittà, il trionfo di una “democrazia economica individualista, ma anche del diritto, privo di doveri, di modificare a proprio piacimento lo spazio a propria disposizione”. Un paesaggio sociale che produce l’esatto contrario di quella comunità variegata e ricca di differenze che, “coabitando in un luogo compatto, innesca relazioni e crea una città”.
Nelle pagine di quell’interessante libro Stefano Boeri prova a ragionare sulla controversa dispersione e negazione della vita urbana che definisce appunto anticittà. Dalla sua riflessione riteniamo si debba partire per la costruzione di un programma politico che ci porti a concorrere alle prossime elezioni amministrative. Un programma che contenga tutti gli ingredienti necessari e sufficienti a rendere la vita delle persone almeno soddisfacente; intendiamo naturalmente riferirci a cittadini di ogni età, genere e condizione di vita. Con la nostra condotta, noi del PD, riteniamo di aver mostrato fin qui di essere seriamente alternativi a questa amministrazione, che ancora una volta dimostra come le destre siano brave a urlare e accampare diritti, risultando poi distratte nella pratica dei doveri, quando dall’opposizione passano a governare.
E se domenica scorsa siamo ricorsi a Tacito per il titolo della nostra nota, oggi tocca a Eschilo ispirarci: ”Il fiore della protervia fa sbocciare spighe di rovina” (I Persiani). E di protervia è stata generosa questa amministrazione, con noi dell’opposizione e, cosa ancora più grave, con le cittadine e i cittadini di Nerviano. Ma noi guardiamo avanti, lasciandoci alle spalle i campioni del vaniloquio e le cinture nere dell’insulto.
Ascoltare e guardarsi intorno rimane la strategia fondamentale, tenendo bene a mente l’insegnamento gramsciano che invitava ad avere “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”. Vogliamo condividere con altri la prospettiva verso cui muoverci, e costruire un programma partendo da alcune scelte consapevoli e condivise, non imposte e subite. Si tratta di capire se siamo oggi in grado di far diventare questa consapevolezza un’azione politica immediata e pervasiva. Proviamoci.
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| Wilhelm von Kaulbach, "La battaglia di Salamina", 1868 |



