Non siamo sicuri che quanto andiamo scrivendo da qualche tempo in questa notarella incontri il favore di molti. Ci fa dubitare il fatto che tra i nostri stessi sodali c’è chi storce il naso, per non dire di peggio, a leggere di mobilità sostenibile, di isole pedonali, parcheggi a pagamento, sensi unici e strade chiuse alle auto. Sembra che questi temi confliggano con non ben accertati interessi. Sappiamo che qualcuno tra noi è sempre stato molto sensibile “alle voci di fuori” più che “alle voci di dentro” di eduardiana memoria. Quanti sono quelli che confondono o fanno coincidere la strategia politica o peggio, la tattica politica, con la politica? Forse conviene chiarirsi le idee perché le elezioni sono vicine e noi vorremmo che questi nostri temi fossero parte di un programma “progressista”.
Che fare? Direbbe quel tale. Noi continuiamo per la nostra strada, consapevoli di quante ironie e sarcasmo abbiano suscitato le nostre idee presso taluni. Non ci stiamo a cacciar via tutto questo nell’oblio dei luoghi comuni e nell’esilio dei pensieri scomodi. Noi siamo questo, e non siamo quello che qualcuno cerca di farci essere. Ma per la miseria(!), la vita di un handicappato (ci piace usare un termine scevro da ipocrisie), così come quella di un anziano, a Nerviano è dura, è faticosa, perché ha sempre minori possibilità di intessere dei rapporti. Ma noi siamo fatti di rapporti, e nei rapporti realizziamo il diritto all’uguaglianza e alla libertà. Un handicappato e un anziano non sono liberi, e non lo sono perché non possono andare in giro ad affermarla questa libertà.
Nerviano è ancora un paese dove alcune tipologie di persone sono oggetto di pregiudizio, dove i rapporti civili e sociali e il rispetto della dignità umana faticano ad affermarsi. Pensiamo ai giovani che come altri gruppi sociali, sono assoggettati a rappresentazioni fisse, resistenti ad ogni analisi di realtà, contrarie a ogni processo di distinzione e ipersemplificate. Questi giovani che sono tornati per le strade e manifestano e prendono voce pubblicamente. Sono tutti nativi digitali; tra loro c’è un grande desiderio di farsi apprezzare, unito a una sorte di disincanto per la possibilità di poter cambiare il mondo.
Abbiamo vissuto tra loro per oltre quarant’anni, e un po’ pensiamo di conoscerli per averli ascoltati oltre che per averli “interrogati”. Certo, hanno anche i loro codici difficili da decifrare: cos’è l’aura? E l’aura farming? Questi giovani che risultano interessanti solo per chi vuole vendere loro qualcosa, sono feriti emotivamente e spesso in modo profondo. Sebbene possa parere assurdo, c’è ancora chi vive come se credesse nell’armonia del mondo. Siamo circondati da una intollerabile spietatezza. Dove potrà mai nascondersi, l’armonia del mondo?
gaf



