24 giugno 2026

La maggioranza dice no alla proposta del PD per le piazze di Nerviano

La maggioranza del Consiglio Comunale di Nerviano ha respinto, nella seduta di martedì 23 giugno, la mozione presentata dal Gruppo consiliare del Partito Democratico, che proponeva di avviare un concorso di idee per valorizzare tutte le piazze del centro di Nerviano, invece della sola piazza Italia, come intende fare la Giunta Colombo.
La proposta del PD (votata anche da Lega e Fratelli d’Italia) è stata respinta dalla maggioranza sulla base della presunta inutilità del concorso di idee. È stato dunque rifiutato il metodo, ovvero il coinvolgimento di professionisti e della cittadinanza su un tema rilevante per i nervianesi, mentre non una parola è stata detta nel merito, nemmeno dalla sindaca Colombo, che ha scelto di non intervenire, nonostante mantenga la delega ai Lavori Pubblici.

«La sindaca ha lasciato che fosse uno dei capigruppo della sua maggioranza a dichiarare la contrarietà al concorso di idee, senza dire nulla sui contenuti della nostra proposta   ̶   sottolinea Antonella Forloni, capogruppo PD.  ̶   La Giunta Colombo, come già in altre occasioni, rifiuta il confronto con la popolazione, che invece vuole esprimersi sui progetti che la riguardano, come abbiamo verificato sabato scorso, incontrando le cittadine e i cittadini in piazza della Vittoria per ascoltare e raccogliere le loro proposte per le piazze nervianesi».


Invece che nella sede del Consiglio Comunale, la sindaca ha deciso poi di intervenire sul tema a 24 ore di distanza con un post su Facebook, che cerca di screditare l’iniziativa del Partito Democratico, usando inoltre parole di scherno per le opinioni espresse dai nervianesi attraverso i post-it raccolti sabato scorso in piazza della Vittoria. 
Rispetto a quanto afferma la sindaca, precisiamo che:

-    non c’è stato alcun “cambio di linea” del PD sulle opere previste dalla convenzione del cosiddetto “Fungo”: siamo tuttora convinti, come abbiamo sempre dichiarato, che i fondi in questione debbano essere destinati alla rotatoria sulla Statale del Sempione e alla pista ciclopedonale previste dalla convenzione originaria;

-    allo stesso modo, il PD si è sempre detto contrario a destinare questi fondi alla sola piazza Italia: la proposta della mozione nasce proprio dall’intenzione di ampliare questo progetto (di cui peraltro non si conoscono ancora i dettagli) alle altre piazze nervianesi e non esiste quindi alcuna contraddizione;

-    l’evidente contraddizione nasce invece dalle parole della sindaca, che definisce il concorso di idee “uno strumento serio, utile e talvolta necessario”, mentre l’intervento del suo consigliere, a nome della maggioranza, ha affermato l’esatto contrario. Ci chiediamo quindi perché la Giunta Colombo non abbia usato questo strumento prima di formulare ipotesi per piazza Italia, invece di etichettarlo come tardivo, quando viene proposto dal PD. Riteniamo che ci sia sempre spazio e tempo per il confronto con la cittadinanza, se davvero lo si ritiene utile e necessario.

Infine, notiamo che la sindaca cita spesso, nei suoi post, il consenso politico delle forze di opposizione. Da parte nostra, ci sembra che ultimamente la ricerca di una “nuova narrazione” preoccupi soprattutto la sindaca stessa e la sua maggioranza. 




21 giugno 2026

Di chi sono le case vuote?

 

Un libro che abbiamo tra le mani potrebbe suscitare qualche riflessione presso chi ci legge “Di chi sono le case vuote?” (di Ettore Sottsass ed Adelphi), una raccolta di scritti e saggi sul senso degli spazi vuoti e degli edifici abbandonati, considerati come luoghi pieni di presenze, di passato, di oggetti che non sono banali oggetti ma contengono pensieri e memorie. 

Il territorio è visto come spazio culturale e sociale, teatro necessario della vita quotidiana, fattore di equilibrio (o di disequilibrio) nell’esperienza individuale e collettiva, fonte di felicità (o di infelicità), e dunque stimolo a una vita più ricca e lieta (o meno piena e meno lieta). 

Lo spazio in cui viviamo costituisce un formidabile capitale sociale, in senso non solo simbolico ma propriamente cognitivo. Ci fornisce coordinate di vita, di comportamento e di memoria, determinate dall’equilibrio tra la stratificazione dei segni nel tempo e la relativa stabilità dell’insieme. Costruisce la nostra identità individuale e quella collettiva della comunità. Fonda e assicura la collettività intergenerazionale, garantisce un diritto di cittadinanza aperto non solo alle generazioni future, ma anche ai nuovi italiani di oggi e di domani (gli immigrati). 

Ma questo capitale sociale non gode dello stesso rispetto di cui gode il capitale economico. 

Dobbiamo allora generare e diffondere la coscienza non solo dei problemi, ma anche delle soluzioni possibili e dunque salutiamo con gioia e con speranza ogni segnale positivo, e ci adoperiamo perché questi segnali si moltiplichino. Cuore di ogni nostra azione deve essere la convinzione, moralmente e giuridicamente fondata, che l’ambiente, il paesaggio, il territorio (comunque definiti) sono un “bene comune”, sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto dovere di protezione e di difesa.

Questo significa riconquistare per sé un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità, della legalità e della storia. Chiamiamo tutti dunque alla “resistenza collettiva” al degrado delle città e al sacco del paesaggio. 

Secondo Giuseppe Dossetti il diritto alla resistenza collettiva doveva entrare nella Costituzione (intervento alla Costituente, 21 novembre 1946): “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”. Non vi entrò, ma noi rimaniamo affezionati a quell’incitamento alla “Azione popolare”.


gaf


Un consiglio di lettura: “Ascolto il tuo cuore città" di Alberto Savinio, ed. Adelphi



14 giugno 2026

Creonte o dell’oltraggio



Antigone reclama la dignità di una tomba dove deporre il corpo del fratello Polinice. 

Antigone dunque reclama il diritto alla sepoltura, il primo dei diritti umani. E pone un dilemma etico che va oltre la semplice pietas. È Creonte che ha il potere: cosa farà? 

Il potere può fare male se chi ce l’ha non sa gestirlo. Ci sono tanti Creonte oggi, anche da queste parti. E noi come Antigone dobbiamo difendere quello che pensiamo essere giusto. Questa è la lezione: noi siamo responsabili di ciò che succede, non gli altri. E invece il novello Creonte è sempre alla ricerca dell’altro responsabile. 

Ma non vogliamo abusare della pazienza dei nostri sette lettori a proposito dei quali qualcuno ci ha chiesto se siamo sicuri che siano tutti maschi. Ma no che non lo siamo. Fatto è che ancora una volta siamo caduti nel trabocchetto della lingua al maschile fatta da noi maschietti. Speriamo anzi che qualche lettrice ci sia e che ci perdoni. 

Dicevamo della pazienza: siamo ricorsi a Sofocle non per fare sfoggio di una sapienza che non abbiamo, ma perché bene si propone a proposito di cimiteri di cui intendiamo parlare qui oggi, con la giusta misura. 

Una nostra visita recente ci ha messo sotto gli occhi lo stato di incuria in cui versano i cimiteri a Nerviano. Quello del capoluogo, che di recente abbiamo attraversato tra cumuli di erba alta un metro e sporcizia nei viali a recare oltraggio alle tombe, ne è l’epitome. 

“Né sia mio commensale//né concorde con me//sia mai//chi facesse questo” canta il coro nel primo stasimo dell’Antigone. Con questa invettiva per l’affronto al primo dei diritti inalienabili, Sofocle ci racconta dell’ambiguità nell’essere umano e del potere e dell’uso che se ne fa.

Nei giorni scorsi siamo ritornati al cimitero: l’erba è stata tagliata ma i viali sono ancora sporchi. E sporchi sono anche i viali dei cimiteri delle frazioni. E allora, presi dallo sconforto, ci viene da pensare che non basta Sofocle con l’Antigone. Ci vengano in aiuto dunque Euripide con l’Alcesti, Eschilo con i Persiani, Omero con l’Iliade. 

È possibile che le dinamiche di gesta antiche millenni siano ancora tanto, troppo attuali? Si, rispondiamo con certezza assoluta, considerando che la guerra di Troia è in fondo la battaglia per il controllo commerciale di uno stretto, e che oggi se ne combatte una simile per lo stretto di Hormuz tra contendenti la cui epica narrativa è però da farsa. 

Duemilacinquecento anni sono trascorsi, la democrazia è una pianta che ha bisogno di essere annaffiata tutti i giorni da ciascuno di noi: ad Atene nel 422 a.C., a Nerviano nel 2026 d.C.


gaf

Per saperne di più consigliamo: Morte e pianto rituale di Ernesto De Martino, ed Einaudi.

13 giugno 2026

Piazze vive e città più sicura


Il tema della piazza, o meglio della mancanza di una vera piazza, è ben presente a tutti i nervianesi. Chi di noi non si è trovato a dover spiegare che lo slargo tra via della Croce e via Rondanini è in realtà piazza Italia, il centro del paese?

In realtà pur non avendo una vera piazza centrale Nerviano ha più piazze che seguono il percorso del centro cittadino, partendo da piazza della Vittoria per arrivare in «piazza Quaranta» passando per piazza Olona e piazza Alessandro Manzoni: la piazza del Comune.

E’ per questo che quando la Giunta Colombo ha deciso di destinare 900.000 euro - l’intero importo derivante dalla convenzione con la nuova proprietà del cosiddetto "Fungo" finalmente ultimato in via XX Settembre a Garbatola - il gruppo consiliare PD ha invece proposto un intervento su viabilità e piazze del capoluogo.

L’idea è quella di creare un percorso formato dalle nostre piazze, rese fruibili e non più ridotte a parcheggio a tempo indefinito, perché diventino spazio per fermarsi riprendere a parlarsi ed essere il luogo per le iniziative e le feste che consentano ai nervianesi e non solo di incontrarsi. 

Certo c’è bisogno di un progetto che sappia conciliare le diverse esigenze di mobilità, per questo nel Consiglio comunale di giugno presenteremo una mozione chiedendo di promuovere un concorso di idee per le piazze: interventi non costosi, niente nuovi marmi o pietre, ma piuttosto verde e panchine per sedersi e chiacchierare con chi ci siede accanto.

Abbiamo bisogno di occupare gli spazi pubblici perché anche in questo si riconosce e si conferma la comunità.

Nel titolo parliamo anche di sicurezza, si perché crediamo che una Nerviano più viva, che non si ritira alle 18:30 quando in piazza Italia si abbassano tutte le saracinesche dei pochi esercizi commerciali rimasti, aiuti a sentirsi più sicuri. Senza però sottovalutare che una maggior presenza della polizia locale del nostro comando unico di Pogliano - Nerviano sarebbe utile e gradita.

Non sappiamo se la maggioranza, invertendo la modalità decisionista e contraria al dialogo che fino ad oggi l’ha contraddistinta, vorrà almeno confrontarsi sulla nostra proposta, ma per noi è importante sapere cosa ne pensano i diretti interessati.

Per questo vi aspettiamo in piazza Italia nella mattina di sabato 20 giugno, qualche giorno prima del prossimo Consiglio comunale, per parlarne insieme.

 

Antonella Forloni

Capogruppo consiliare PD a Nerviano


07 giugno 2026

Dio vive nella città


Ci è capitato di recente di passare per un breve saluto alla festa di fine anno del centro 
don Milani al quartiere Gescal. Tantissimi bambini e bambine e tante mamme. Una bella festa che si è protratta per tutto il pomeriggio e infine, a sera si è trasformata in una grande tavolata partecipata da intere famiglie. 

Nei giorni successivi continuavo a pensare a quel pomeriggio di festa. 

È recente una ricerca di Save the Children dal titolo indicativo di “I luoghi che contano” condotta nelle periferie di 14 Città metropolitane. Qualche dato. Un minore su 10 vive in periferie vulnerabili. Il 43% delle famiglie vive in povertà relativa. Tra ragazze e ragazzi dai 15 ai 29 anni 1 su 3 non studia e non lavora. Il 15,4% (uno su sette) di studentesse e studenti delle scuole medie inferiori e superiori ha abbandonato o ripetuto l‘anno scolastico (la media altrove è del 7,6%). Al 16,7% è capitato di non avere il materiale scolastico a inizio anno, e al 17,3% di non potersi permettere di partecipare a una gita scolastica. Un giovane su due soffre lo stigma del quartiere e ritiene di essere giudicato per questo dai suoi coetanei. 

La ricerca continua con tanti altri dati interessanti, ma ci fermiamo per dare spazio a una breve riflessione. 

Ci sembra che i bisogni espressi siano molto semplici: pulizia e decoro, luoghi dove trovarsi, spazi per fare sport, musica e cultura, e una maggiore considerazione per il luogo in cui si vive. 

Non solo l’ambiente familiare dunque, ma anche il contesto urbano e le possibilità che questo offre determina le scelte e le prospettive di vita. 

Tornando al quartiere Gescal, questo è solo una delle diverse “forme di rifiuto” che hanno contribuito in misura determinante a stabilire una gerarchia sociale nell’uso dei suoli urbani. “Il paese si disegna in ghetti ognuno con i propri modi di vita, i suoi modelli culturali specifici le sue abitudini e le sue “lealtà politiche”. (P. George, Fine di secolo in occidente). Il risultato è l’isolamento etnico e/o sociale, la solitudine, l’incomprensione e la paura, oltre all’aumento incontrollato della asocialità, del vandalismo e dell’aggressività. 

“Dio vive nella città”, si leggeva nel documento finale della conferenza di Aparecida (2007), presieduta dal cardinale Bergoglio, e l’abbiamo scelto come titolo di questa nostra nota domenicale. Un concetto che, diventato papa, Francesco ribadisce nella sua prima esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” promulgata il 24 novembre 2013. Da un papa all’altro ed ecco Leone XIV richiamare Agostino: ”Sono tempi cattivi, dicono gli uomini. Viviamo bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi”.


gaf