Riprendiamo
la riflessione sulle ragioni dell’assenza a Nerviano di una piazza centrale e
riportiamo qui un contributo dell’architetto Fabio Pravettoni.
“Gigantesche industrie
tessili sorsero tra Rho e Castellanza e tra queste la più importante fu
certamente il Cotonificio fondato da Eugenio Cantoni, quindi le aziende di
Antonio Bernocchi e le manifatture delle famiglie Gajo e Lampugnani. Fu allora
che i contadini decisero di non reimpiantare più le viti, abbandonare
l’agricoltura e di trasformarsi in operai. E così tra la fine dell’Ottocento e
la prima guerra mondiale attorno alle corti agrarie nacquero le fabbriche e
attorno a queste sorsero dei veri e propri sobborghi con le residenze operaie,
le ville della nuova classe dirigente e altre ville, più piccole, dette
villette, per gli impiegati: le antiche Cassine
agricole dell’Altomilanese diventarono ben presto piccoli paesotti industriali,
dove il padrone divenne anche amministratore locale, sostituendosi di fatto al
nobile signorotto dell’epoca Borromaica ... Le vigne furono abbandonate, le
stalle andarono impoverendosi, i fienili svuotandosi e il territorio alto
milanese mutò per sempre.
Cresceva tra la gente sempre più il desiderio di avere case moderne, con acqua corrente e bagni in casa, come nelle moderne case operaie e così la cascina, la principale struttura insediativa e produttiva, su cui si innervavano la vita e la struttura di tutta la campagna milanese, pensata per famiglie agrarie di coloni, andò lentamente ma inesorabilmente perdendo vitalità e importanza. Si arrivò persino a togliere il termine Cassina dal nome stesso di molti paesi o, in casi estremi, a cambiare il nome antico con uno ritenuto più moderno ...
Nelle Cascine-ville spesso non esisteva una vera e propria piazza, intesa come
l’area centrale del borgo dove si radunava il giorno di festa la comunità:
nell’Altomilanese il luogo dove le persone si ritrovavano per passare le poche
ore non dedicate al lavoro era l’aia, il grande spazio pubblico-privato interno
alle corti. In un certo senso si può cioè affermare che nelle cascine rurali a
nord di Milano le vere piazze erano quei grandi spazi regolari interni alle
cascine, costruiti e strutturati, come abbiamo visto, secondo una logica
architettonica ferrea: un portone di accesso, uno di uscita verso la campagna,
le scale negli angoli, le residenze con ampi porticati e lunghi ballatoi tutt’attorno
da un lato e le stalle dall’altro”.
Fabio Pravettoni è nato e vive a Garbatola
e lo stralcio che pubblichiamo è tratto da un suo pregevole lavoro dal titolo:
“L’ex Oratorio dei santi Biagio, Francesco e Carlo 1620-2020”, edizioni
Magazzeno Storico Verbanese, 2020.
gaf
Cortile di cascina lombarda (fonte: Lombardia Beni Culturali) 


