01 marzo 2026

È sempre stato così

L’educazione è uno dei modi della trasmissione intergenerazionale, cioè uno dei modi attraverso i quali noi adulti trasmettiamo ai giovani valori, comportamenti e rappresentazioni. 

La generazione adulta, dunque, trasmette alle giovani generazioni ciò che ritiene essere fondamentale per vivere insieme. È il momento che segna il passaggio da “io e gli altri” a “gli altri ed io”. 

Il problema sembra essere che questo modello intergenerazionale si sia interrotto nei primi venticinque anni di questo secolo. 

Nella cosiddetta “Inattuale” Nietzsche sostiene che ci sono tre modi di fare storia: quella monumentale (i grandi monumenti, che però non comunicano nulla), quella antiquaria (le date da imparare a memoria) e quella critica, che noi adulti non abbiamo più voglia di fare.

Abbiamo smesso di raccontare la storia perché abbiamo creduto al fatto che bisogna essere neutrali.

Ma non esiste neutralità. Abbiamo creduto alla menzogna che raccontiamo ai giovani che “è sempre stato così”. Ma se è sempre stato così perché studiare la storia? Abbiamo trascorso buona parte della nostra vita a scuola, prima da studenti e poi, saltando “dall’altra parte” da professori. Ebbene, possiamo dire con buona consapevolezza che i nostri studenti siano la prima generazione astorica della storia dell’Occidente, la prima alla quale noi non abbiamo raccontato la storia. Abbiamo ucciso la storia o, per essere ottimisti, l’abbiamo ferita grevemente. Chi si lamenta dei giovani dovrebbe pensare che sono il nostro prodotto, il nostro specchio. 

Il primo quarto del nuovo secolo è passato e alcune cose andrebbero riattivate, come l’essere contro la guerra. Essere contro la guerra oggi vuol dire capire che dal 1945 il 98% delle vittime di guerra sono civili. 

E noi continuiamo a raccontare la barzelletta progressista per cui il mondo va sempre meglio. Pier Paolo Pasolini parlava di queste cose, in particolare di sviluppo senza progresso e di progresso senza sviluppo, sessant’anni fa. “Bisogna assolutamente chiarire il senso di queste due parole e il loro rapporto, se vogliamo capirci in una discussione che riguarda molto da vicino la nostra vita anche quotidiana”. PPP parlava di noi figli del benessere sospesi tra la perdita di vecchi valori e la mancata acquisizione di nuovi. Ci racconta della nostra “imponderabilità morale” e della totale mancanza di ogni opinione sulla propria “funzione”. 

Noi adulti siamo entrati nel ventunesimo secolo “come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi”, cantava Gaber.

gaf

Friedrich Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 1874, in Considerazioni inattuali, a cura di Sossio Giametta e Massimo Montanari, Torino, Einaudi, 1981