29 marzo 2026

Ancora un gallo per Mnemosine

La memoria autentica non guarda indietro, perché guardare indietro è mortale.

Orfeo perde Euridice perché si volta verso di lei; la moglie di Lot diventa una statua di sale perché trasgredisce il divieto divino di voltarsi, di guardare la catastrofe della sua città. Anche Enea va a fondare un grande impero del futuro, e per questo ha per mano il figlioletto Ascanio, ma portandosi dietro sulle spalle suo padre Anchise custode dei Penati. La cultura greca e quella ebraica guardano avanti. Ma guardano e procedono avanti portandosi dietro il senso e il valore della propria vita, ciò che non muore.

Dobbiamo essere capaci di ricordare chi siamo stati e chi siamo, perché siamo depositari di una memoria che appartiene ai cittadini ed è costitutiva del patto sociale. 

La memoria fa sì che ciò che è scomparso diventi realtà e valore. Ciò che è scomparso persiste come traccia disponibile a ulteriori operazioni. La storia è una macchina di racconti possibili dunque, una eredità destinata ad essere estesa, studiata e trasmessa. 

Proprio l’altra sera abbiamo assistito ad uno di questi racconti, magistralmente guidati da Aldo Bosotti, uno “ storico locale” che non ci sentiamo di definire dilettante visto il rigore filologico che ha guidato il suo lavoro. Egli è infatti l’autore di una ricerca sugli “Antichi rimedi per la cura di animali nella metà del XVI secolo”, la cui pubblicazione è stata curata dal collettivo Pro Memoria, presto destinato a diventare associazione; un gruppo che si è negli anni distinto per le ricerche accurate sulla storia locale. Questa volta l’argomento risulta particolarmente interessante e curato nei suoi riferimenti linguistici da sfiorare, con risultati sorprendenti, i temi cari alla sociolinguistica. 

Mentre ascoltavamo ci venivano in mente alcune pagine di Antonio Gramsci, sempre interessato alle tradizioni popolari. Così, una volta a casa ci siamo messi sulle tracce di vecchi ricordi e antiche letture. L’ora era tarda ma la serata ci aveva tenuti ben svegli e alla fine siamo riusciti nell’intento. Scrivendo alla sorella Teresina, in data 16 novembre 1931, Gramsci le dice: “ ricordi che zia Grazia credeva che fosse esistita una donna Bisòdia molto pia tanto che il suo nome veniva sempre ripetuto nel Pater Noster? Era il dona nobis hodie che lei, come altre, leggeva donna Bisòdia e impersonava in una dama del tempo passato …”. Donna Bisòdia diventa una santa puramente immaginaria documentata dalle ricerche dell’Antropologo Ernesto De Martino (Sud e magia): in Calabria ad esempio si crede in donna Bisòdia o donna Pissòdia, madre del Padreterno. Disponiamo di pochi documenti della vita popolare di alcune epoche, mentre, per le stesse epoche, abbondano i documenti di vita della cosiddetta cultura egemone. 

Mnemosine ringrazia Pro Memoria Nerviano!


gaf


Antonio Gramsci, Lettere dal Carcere, Torino, Einaudi, 1965