13 aprile 2019

La Lega a Nerviano in tema di sicurezza è vittima della sua demagogia


A Nerviano nel giro di poco tempo sono state bruciate diverse macchine in quartieri differenti del paese.
Alcuni mesi fa in pieno centro si è verificato un caso di accoltellamento e nel frattempo i furti, tentati o commessi, non sono affatto diminuiti come promesso dall’attuale amministrazione.
Tutto questo succede in una cittadina amministrata dalla Lega che ha sempre strumentalizzato a suo favore i reati che venivano commessi negli anni passati per fomentare la rabbia e speculare elettoralmente sulla necessità di ottenere una maggiore sicurezza per i propri cittadini.
Non osiamo immaginare quale sarebbe stata la reazione del Sindaco se questi episodi si fossero verificati negli anni nei quali la Lega era all’opposizione.
A differenza di quanto avveniva in passato noi siamo consapevoli che questi avvenimenti non possono essere oggetto di propaganda politica e non sono imputabili alle singole amministrazioni, ma devono necessariamente essere governati da chi è preposto a garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. I Sindaci non sono Sceriffi e non possono sostituirsi alle forze dell’ordine.
Se pensiamo a quanto accadde a Nerviano e alle polemiche pretestuose della Lega negli anni passati
possiamo senz’altro affermare che l’attuale amministrazione è vittima della sua stessa demagogia.
Con la passata amministrazione sono state adottate delle decisioni che hanno dato dei vantaggi in termini di sicurezza per la comunità di Nerviano, come per esempio la realizzazione e l’insediamento della Caserma dei Carabinieri e il Controllo del vicinato reso operativo grazie alla collaborazione degli stessi cittadini.
L’attuale Giunta con il Sindaco in testa ebbe il temerario coraggio di contestare la realizzazione della
Caserma ed ebbe una tiepida reazione per il controllo del vicinato.
A Nerviano oggi bruciano le auto, si accoltellano per strada, rubano nelle case e nei cimiteri, a
dimostrazione che l’attuale amministrazione oggi come in passato, in tema di sicurezza fa solo propaganda e demagogia.
E non serve a molto.

10 aprile 2019

Il nuovo "duce" Mussolvini

Certo è che i fondatori della Lega nord non avrebbero mai immaginato che un partito di fede secessionista si potesse ritrovare alla fine un partito nazionalista, sovranista e di estrema destra; a volte la sete di potere cambia ideologie e priorità.
Le ex camicie verdi che simboleggiavano il verde della Padania, stanno col tempo diventando nere, più scure della notte più buia, riportandoci a tristi e nefasti ricordi del passato. Da quando il nuovo "duce" Mussolvini ha di fatto preso il comando del paese, i nostalgici fascisti di casa pound e forza nuova hanno rialzato la cresta. Si sentono protetti ed autorizzati a compiere scorribande sempre più violente, con cattiveria esponenziale. I loro obbiettivi sono i soliti, profanazione di simboli religiosi ebraici, atti di inciviltà razzista contro rom, gay ed extracomunitari. Tutto come allora, un film già visto con un finale tragico per l’Italia e per noi italiani.
Purtroppo gli alleati di governo di questa Lega non hanno opposto resistenza, anzi per il loro attaccamento alle poltrone che contano si sono resi zerbino della sede di Via Bellerio. In questo periodo storico dove la paura è diventato il sentimento più presente, le nostre certezze vanno a dissolversi, lasciando spazio all’idea che qualcuno ci debba indicare la strada giusta.
Non siamo pecoroni che seguono il gregge, ma esseri umani con tanto di cuore e di un cervello che bisogna saper far funzionare, creando presupposti per un mondo migliore. Dobbiamo agire e pretendere un futuro pieno di emozioni e opportunità positive, non possiamo fermarci e piangerci addosso.
Quando si arriva ad un bivio bisogna percorrere la strada giusta, vogliamo ritornare al passato regime o rimanere a vivere in una nazione libera e democratica?

Viva l’Italia antifascista!




Assemblea del Circolo PD a Nerviano con i parlamentari Lisa Noja e Franco Mirabelli


Un incontro politico interessante e molto partecipato nell’assemblea che si è svolta domenica 7 aprile presso il Circolo del Partito Democratico a Nerviano con l’esponente alla Camera dei Deputati Lisa Noja e il Senatore Franco Mirabelli.
A moderare l’incontro il Segretario dei Dem di Nerviano Gennaro Elmo.
Un dibattito vivace su argomenti attuali come il rinnovamento del partito dopo il risultato delle primarie; la situazione politica in Italia caratterizzata dalla recessione tecnica e una crisi preoccupante di valori come la solidarietà umana; la prospettiva delle prossime elezioni Europee con l’avanzata di forze xenofobe e sovraniste.






07 aprile 2019

I don Camillo della rivoluzione | L'editoriale della domenica


Il carattere angustamente personalizzato della lotta politica in Italia, questa sovrana mediocrità istituzionalizzata e questo tono che oscilla fra la bettola e la sagrestia, un mondo equamente diviso fra Peppone e don Camillo, irriducibili nemici con la tentazione dell’abbraccio, non ci sembrano una novità. Così come non ci stupisce il letargo provinciale del dibattito storico italiano eternamente e golosamente a rimorchio di presunte novità di questo o quello tra i sempre più numerosi sedicenti storici. Solo ci costringe a cercar conforto guardando con serietà, com’è d’uso, indietro. Un documento che conserviamo con cura ci racconta che i 1000 di Garibaldi in realtà erano 1090, la lista delle persone fornita dal Ministero della Guerra fu pubblicata nel 1864, dal Giornale Militare come risultato di un'inchiesta istituita dal Comitato di Stato. Per la maggior parte i volontari erano Lombardi (434), Veneti (194), Liguri (156), Toscani (78), Siciliani palermitani (45), Stranieri (35). Pochissimi i piemontesi, poco più di una decina. Solo 26 erano siciliani di altre città dell'Isola. La composizione sociale: 500 tra artigiani e commercianti, 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti. E una sola donna. Di popolino o contadini non ce n’era. La composizione politica era una sola, quella di sinistra, mentre quella sociale, quasi la metà erano professionisti e intellettuali, l'altra metà artigiani, affaristi, commercianti e qualche operaio.
L’omologazione globale tende ad attenuare ogni percezione di appartenenza e di identità, e noi siamo d’accordo, a patto che non porti a uno straniamento sociale irrispettoso di ogni valore e di ogni regola. Il territorio è un elemento irrinunciabile sul quale si svolge la storia, si consumano le esperienze dei singoli e si realizzano impegno e solidarietà civile. E’ questo un presupposto necessario per arrivare a riconoscersi in una patria comune. Da lungo tempo ci siamo assegnati un compito che non è risultato facile e lo sforzo messo in campo in anni recenti ha realizzato un impegno autentico che vuole testimoniare sincera solidarietà nazionale. Fondamentale in un momento in cui si alimentano derive autonomistiche al nord e velleità separatistiche al sud. Evidentemente non è fin qui bastata una comune esperienza unitaria, vissuta nell’arco di questo secolo e mezzo di storia, a sanare le ferite e le zone grigie del processo unitario. Ma noi ci auguriamo che con strategie e politiche adeguate si ponga mano ad una definitiva soluzione, seguendo l’imperativo di una rivalutazione della comune identità nazionale, pur nella ricca e preziosa varietà delle caratteristiche locali. Quel tale diceva che “il suo mestiere è tenere unita l’Italia”, e noi che abbiamo avuto il privilegio di frequentarlo in gioventù, siamo con lui.
 <<Io nacqui Veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell’evangelista san Luca; e morirò per la grazia di Dio Italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo>>. È l’incipit de Le confessioni d’un italiano ed è Ippolito Nievo che parla e noi non intendiamo aggiungere altro.
I nostri 7 lettori avranno capito che stiamo parlando del Risorgimento. Meglio, non ne stiamo parlando. E non ne vogliamo parlare, noi che non siamo storici. Siamo seri! Diceva quel tale. Altri oggi nel pomeriggio si produrrà in chissà quali mirabolanti analisi, e sarà in buona compagnia. A lui e ai suoi sodali rivolgiamo la nostra solita raccomandazione. Foutez-nous la paix, chiens!

p. s.
Il tale che aveva per mestiere tenere unita l’Italia è Giorgio Napolitano. L’altro che invitava a essere seri è Totò.
Noi che non siamo storici ma qualche conoscenza la possiamo rinverdire, promettiamo di tornare settimana prossima sul tema dei movimenti separatisti. Quasi tutti del sud a quanto ci risulta e solo di recente approdati al nord.



06 aprile 2019

L'affondamento del "TITALYC"

Quando nel 1946 i padri fondatori della nostra Repubblica vararono il transatlantico Titalyc, pensarono in cuor loro di aver costruito una nave solida ed inaffondabile. Durante il suo viaggio di volta in volta veniva cambiato l’equipaggio, perché le situazioni atmosferiche e le correnti intralciavano inevitabilmente il percorso, ma la rotta verso la meta comunque non subì variazioni significative sostanziali,  
Il transatlantico imbarcava viaggiatori di tutti i ceti sociali, a prua quelli di prima classe, a poppa quelli di terza e al centro quelli di seconda. Il viaggio come si raccontava continuò senza grossi scossoni evidenti fino al 2011, quando i motori del Titalyc entrarono in avaria. Così venne chiamata una squadra di tecnici per riparare i motori ed appena la nave si rimise in moto cambiò l’equipaggio; purtroppo i motori sistemati non permisero una velocità di crociera a pieno regime.
I viaggiatori scontenti della situazione pensarono allora di cambiare la cabina di comando della nave. Fu nel 2018 che due marinai di belle speranze riuscirono a formare un equipaggio improvvisato ed ignorante nel saper condurre la nave in un porto sicuro. Gigiocchio, questo era il soprannome di uno dei due nuovi nocchieri, il suo nome vero è Luigi ma per tutte le bugie che raccontava Gigi si trasformò in Gigiocchio. Il secondo Matteo Rovini, uomo del nord con la fretta in corpo, per questo il suo nome subì l’abbreviazione in Matty.
A questo punto della storia i due ex mozzi entrarono in rotta di collisione fra loro, perché tutti e due volevano il comando della nave. Dopo tante discussioni decisero di coinvolgere un terzo marinaio da inserire come finto capitano della nave, serviva una persona gestibile da parte dei due.
Così quando Matty Rovini chiese ad un certo Peppino con chi stesse, egli rispose “con te”. La stessa domanda gliela fece anche Gigiocchio e la risposta fu la stessa “con te”, “con te” divenne allora il capitano del Titalyc. Iniziarono il viaggio promettendo un cambiamento radicale di rotta, solo che l’inesperienza e l’inadeguatezza gli indirizzò verso la parte più pericolosa dell’oceano, un posto dove galleggiavano enormi iceberg così freddi e duri che venivano chiamati realtà.
Un brutto giorno come prevedibilmente si poteva immaginare il Titalyc andò a scontrarsi con una realtà così dura che lo scafo si squarciò per tutta la lunghezza imbarcando un’infinità d’acqua. Per non fare inclinare la prua dove stava la prima classe l’equipaggio obbligò i viaggiatori di seconda classe a spostarsi a poppa verso la terza così da poter permettere ai viaggiatori di prima classe di salire sulle scialuppe di salvataggio che ben presto vennero calate in acqua mettendoli tutti in salvo, mentre a poppa la nave così appesantita in breve tempo si inabissò portando con se il resto dei passeggeri.
Ma che fine fecero i tre comandanti? Con te fu visto salire su una scialuppa vestito da gondoliere dicendo a tutti di sapersela barcamenare alla bene e meglio e si mise ai remi. Gigiocchio, travestito da ballerina di can can fu visto su una scialuppa mentre intratteneva i naufraghi cantando “spingolo francese”. Matty Rovini invece travestito da poliziotta addetta alla sicurezza si imbarcò su una lancia della marina militare e si dileguò tra la nebbia, non necessariamente padana. Si dice che quando arrivò nei pressi di un porto sicuro gli si impedì lo sbarco e lui nero in volto, mentre guardava i bagnanti sulla spiaggia, l’unica cosa che riuscì a fare in segno d’amicizia fu il saluto come si usava a Roma.