18 novembre 2019
27 ottobre 2019
Diritti e Fine vita: la necessità di arrivare fino in fondo | L'editoriale della domenica
Il 25 settembre 2019 c’è stato il
tanto atteso pronunciamento della corte costituzionale sul caso di Marco
Cappato, politico e esponente dell’associazione Luca Coscioni che aveva
accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come Dj Fabo, per
usufruire del suicidio assistito.
A scanso di equivoci è bene
precisare che la sentenza riguarda appunto il suicidio assistito e non
l’eutanasia. Nel primo caso infatti è la persona interessata ad assumere
autonomamente il farmaco letale. Nell’eutanasia invece entra in gioco il medico
che somministra il farmaco (eutanasia attiva) o interviene interrompendo le
terapie o spegnendo i macchinari che tengono in vita la persona (eutanasia
passiva).
Entrando nel merito la sentenza stabilisce
che non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale “chi agevola
l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi,
di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da
una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che
egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e
consapevoli.”
La svolta sta nel fatto che, in
determinate condizioni, l’assistenza al suicidio non è punibile e non è nemmeno
equiparabile all’istigazione al suicidio. Al contrario di quanto riportato nel
sopracitato articolo 580 che invece equipara le due situazioni.
In parole povere non sarà
considerato reato in Italia aiutare a morire una persona capace di decidere
consapevolmente, nella misura in cui quella persona abbia una malattia
irreversibile che causi sofferenze fisiche e psicologiche o sia tenuta in vita
da trattamenti medici di sostegno.
Tutto ciò ha innescato, com’era
prevedibile, reazioni opposte sia da parte del mondo cattolico sia di quello
politico. Verrebbe da dire il solito derby tra Stato etico e Stato Laico. Da
una parte le fazioni politiche più conservatrici che, insieme alla CEI, esprimono
sconcerto e prendono le distanze da questo comunicato. Dall’altra chi apprende
con soddisfazione questa presa di posizione come la compagna di dj Fabo Valeria
Imbrogno insieme ad alcuni esponenti del Partito democratico e del Movimento 5
stelle.
Non è normale e non è giusto che
ancora oggi l’Italia sul questi temi sia un paese tanto diviso. La corte
costituzionale ancora una volta purtroppo è arrivata prima della politica, la
quale su tematiche delicate come queste non si è presa la responsabilità di
decidere e di legiferare. Non si tratta di destra contro sinistra, di cattolici
contro atei bensì si tratta solo di avere buonsenso. Uno stato Laico come il
nostro deve farsi garante della possibilità di scelta di ognuno. Non è
pensabile che si possa imporre la visione di una religione a tutti
indistintamente, agendo di conseguenza. Ognuno deve poter aver il diritto di
scegliere se continuare a vivere o decidere di farla finita se sussistono
determinate condizioni. Sono due scelte con la stessa dignità che sono dettate
dalla formazione, dal credo e dal carattere di ogni singola persona.
Stabilire che bisogna sempre
tenere in vita i pazienti in gravi situazioni, spesso irreversibili, è una
visione da stato Etico e non da stato Laico.
Il tema della laicità dello Stato
non si ferma solo alla questione del suicidio assistito o dell’eutanasia ma tocca
anche altre questioni come la legalizzazione della prostituzione o della
cannabis.
Nella legislatura scorsa, è bene
dirlo, sul tema dei diritti sono stati fatti passi in avanti con l’approvazione
della legge sulle unioni civili e sul testamento biologico la quale stabilisce
che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il
consenso libero e informato della persona interessata.
È sufficiente tutto ciò? La
risposta ovviamente è no. A tal proposito la Corte, nella sentenza sul caso
Cappato, parla di un “indispensabile intervento del legislatore”, anche perché
riguarda un singolo caso e fino ad una approvazione di una legge saranno i
giudici a dover decidere singolarmente volta per volta.
20 ottobre 2019
Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare, disse quel tale! | L'editoriale della domenica
Questo e tante altre cose abbiamo ascoltato da don Gino Rigoldi che festeggia i vent’anni dell’associazione BiR, acronimo che sta per Bimbi in Romania. Ma quello che più colpisce è una frase: << non siamo onnipotenti, attenzione, ma siamo generosi, curiosi, contenti, imprudenti, e ci tocca la passione di fare tanto e di più >>.
Imprudenti: è straordinario!
Parlavo di coraggio domenica scorsa. È questo il coraggio a cui pensavo. Quello che mai si sposa col calcolo e l’interesse personale e che promuove i diritti fondamentali della convivenza civile. Quello che dialoga con mondi lontani e entra in contatto con le culture dei nuovi cittadini, da qualunque parte del mondo essi provengano. Insomma quel coraggio che spinge gli uomini a incrociarsi e dialogare di più e perché no, contaminarsi senza rinchiudersi nel proprio Io quieto, ignorando per paura o per indifferenza gli altri, limitandosi, quando va bene, a pure e semplici convivenze o incontri occasionali.
Di recente si è svolto a Nerviano un convegno sul tema della povertà organizzato dalla San Vincenzo e dall’ANPI. Belle parole e bella gente hanno reso piacevole oltre che interessante la serata e dispiace per chi doveva esserci e non c’era. Per qualche ora hanno smesso di risuonare gli strali di quelli che sono soliti inalberare il vessillo della loro identità, impugnando la spada ideale (ma talora anche reale) del rigetto della diversità. I custodi dei propri interessi che disprezzano ogni fede, cultura o prassi differente dalla loro, come ben dice quel tale. Antonio Vegetti per l’ANPI ha svolto una interessante e accurata storia della povertà, individuandone le regioni storiche, sociali e politiche. Marina Piazzi ha parlato delle iniziative della San Vincenzo a Nerviano, dell’impegno nell’assistenza e soprattutto nell’ascolto di quanti per le istituzioni sembrano non avere voce. Alberto Morlacchi, ci ha raccontato della Città dimenticata, come ha intitolato la mappa dei servizi la Caritas Ambrosiana, e tra le cose interessanti che ha detto ci piace riprendere un concetto: << l’accoglienza non deve essere ideologia, bisogna saper governare certi percorsi >>. L’Associazione San Vincenzo e ANPI, insieme per affermare un impegno che non è solo dei credenti ma di tutti coloro che riconoscono la comune fraternità umana e lo testimoniano con il loro impegno quotidiano.
Natalia Ginzburg, in un suo libro, Le piccole virtù, ricorda come ogni incontro sia un atto umano e, come tale, rechi con sé una qualità morale, da praticare costantemente: << I rapporti umani si devono riscoprire e reinventare ogni giorno. Ci dobbiamo sempre ricordare che ogni specie di incontro col prossimo è un’azione umana e dunque è sempre male o bene, verità o menzogna, carità o peccato>>.
P. s.
Don Mazzi (90 anni), don Rigoldi (80 anni), don Colmegna (74 anni), <<Tre pretacci per due secoli
13 ottobre 2019
Una nuova politica di riuso degli spazi della città | L'editoriale della domenica
Leggo dal Corriere brutte notizie per i pedoni, quei coraggiosi cioè che vanno a piedi da un punto all’altro camminando su marciapiedi quando ci sono o sul ciglio della strada quando non ci sono. Spesso schiacciandosi lungo i muri e sperando di essere visti da automobilisti distratti da mille incombenze e pensieri per poter anche guardare la strada davanti a loro. Dunque vengo a sapere che tra i morti per strada uno su tre è un pedone e tra i feriti uno ogni sette. E non bastano le strisce pedonali a difendere: hanno smesso da tempo di essere un presidio di civiltà: rimangono una nota di colore. I controlli sono pressoché assenti durante il giorno e inesistenti nelle ore serali. Va peggio il sabato e la domenica.
Siamo convinti che (anche a Nerviano) la mobilità possa essere garantita prescindendo dall’uso dell’automobile. Andare a piedi camminando sicuri, su marciapiedi finalmente legalizzati con misure corrette e privi di ogni impedimento per anziani e disabili e disegnando infine una vera rete di piste ciclabili non solo per il tempo libero ma che colleghi utilmente i diversi punti del paese.
Nessuno ha mai deciso che le strade dovessero appartenere alle auto e non ai cittadini. La rinascita delle città, e anche di Nerviano, passa per lo sgombero delle strade dalle auto. Sgombero! Espressione che non ammette equivoci. Le strade cittadine non possono più essere soffocate dal traffico delle automobili. La m
obilità a Nerviano e nelle frazioni e tra Nerviano e le frazioni dovrà essere garantita prescindendo dall’uso dell’automobile, ”legalizzando” i marciapiedi e, laddove non ci sono, i percorsi pedonali (la striscia bianca non deve come adesso misurare uno spazio di 50 cm come nella via che attraversa s. Ilario). I parcheggi ci sono a garantire tutto questo.
Il sig. Sindaco M. Cozzi parlando di sé stesso dice spesso di avere le spalle larghe. Non siamo sicuri di sapere che cosa voglia dire. E confessiamo che ci interessa poco. E ha smesso di mandare “bacioni”, come del resto quell’altro. E confessiamo che non ne sentiamo la mancanza. Vorremmo sapere però se ha coraggio. Il coraggio di prendere delle decisioni che sappiano ignorare interessi degli uni e degli altri per puntare agli interessi di tutti. Ma non ci aspettiamo granché. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” diceva quel tale. In questo il sig. Sindaco M. Cozzi continua la tradizione del suo omonimo ed ex sig. E. Cozzi.
La giustificazione sempre pronta da usare e abusare è che ci sono ragioni e vincoli che rendono difficile realizzare quello che “è scappato di dire“ in campagna elettorale. Certo ci sono le regole da rispettare, ma è il coraggio che manca. Da non confondere con l’insofferenza verso le regole “formali”, i tribunali, le “pastoie” legali, che vengono superati con atti (anche normativi) spesso patetici. Questa è ostilità verso lo Stato di diritto. “ Non saranno le leggi e le leggine a fermarci “, diceva quell’altro. Infatti si è fermato da solo.
P.s.
Dopo una lunga pausa riprendono gli editoriali. Questa volta chi scrive usa la prima persona singolare e promette di essere più attento alle questioni locali. Perché vi domanderete ? Ma perché le prossime elezioni si avvicinano e ci troveranno pronti e preparati alla battaglia: democratica per carità! Ci siamo affezionati alla Democrazia, noi!
30 giugno 2019
Democratica | Il sito di informazione del Partito Democratico
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