“A Nerviano non c’è un cinema, non un teatro, non un auditorium (….) non c’è neanche un posto dove fare quattro chiacchiere, senza preoccuparsi di dover per forza consumare”. Questo scrivevamo anni fa e da qui riprendiamo, non essendo cambiato granché se non in peggio.
Rispetto ad allora oggi non ci sono quasi più negozi e le vetrine, tutte uguali espongono cartelli con annunci di case in vendita. La suddivisione dei tempi di vita di una città si realizza in tre grandi classi: il lavoro, la residenza e il tempo libero; a noi qui interessa il tempo libero e rinviamo ad altro momento le altre due classi. Non c’è città senza un immaginario collettivo in grado di pensarla, di sentirla come orizzonte comune della vita quotidiana. Noi ci abbiamo provato in questi anni, ma abbiamo sempre trovato un muro, eretto da chi ha lavorato con la calce della presunzione e dell’insulto, senza alcun disegno condiviso, senza disporre di un progetto o di una visione di città, né di comunità.
Si è partiti da lontano, dal Giappone addirittura, si è proseguito con spot e bizzarre espressioni, spesso in un inglese inzuppato nelle acque del Villoresi, e si è finiti a parlare, buon ultimi, di “saperi e sapori”, formula rubata evidentemente a Slow Food che da anni ci racconta storie di cibo e dintorni attraverso l’area dell’esperienza (i sapori) e della narrativa (i saperi). Cosa abbiano in mente i nostri non si capisce, non avendo noi pregiati pennuti, vini e ricette e piatti da tutelare. È dunque difficile immaginare il passo dai sapori ai saperi: quali saranno mai, gli aneddoti, le storie e i sapori da raccontare?
Tant’è,
intanto oggi ci ritroviamo a cantare il de profundis per un’altra realtà che
scompare: il Bar dell’ex Meccanica. Uno “spazio di vita”
capace di produrre
dinamiche relazionali in un luogo fortemente caratterizzante. Il bar sigla, o dovremmo
dire siglava, questo spazio come luogo ospitale degno di attenzione,
proponendosi come stimolo per eventi e iniziative. Un vano collettivo per più
generazioni di cittadini, diversi per genere e per età, che si ritrovano spesso
insieme realizzando uno spazio reale di una possibile e comunicante comunità.
La sera poi diventa un luogo dove passare qualche ora ascoltando musica e
mangiando e bevendo in buona compagnia.
Un paese è abitabile se si configura come spazio di incontro, di occasioni e di luoghi di produzione e di riproduzione di saperi, di ambienti e di spazi per il divertimento e per il tempo libero. Questa amministrazione si è dimostrata incapace di accogliere e di rinnovare risorse creative, che potessero contribuire a rendere costruttiva e stimolante l’esperienza di vita quotidiana dei cittadini.
gaf
