20 settembre 2026

Contro il degrado civile

“ La natura e i suoi liberi abitanti non sono come i palazzi distrutti dalla guerra. Questi si possono ricostruire, ma se la natura sarà annientata nessuno potrà farla rivivere …”.

Questo è quanto leggiamo in un prezioso libretto curato per Italia Nostra da Antonio Cederna, Italo Insolera e Fulco Pratesi (La difesa del territorio, Oscar Mondadori,1976).

Siamo ancora a difenderci dagli “appetiti” del cosiddetto progresso. A farne le spese ancora una volta è il verde urbano, perché questo è da considerarsi un’area come la Bergamina. Per questo ci si è mossi in risposta al tentativo di “rapinare” uno spazio che ha grande significato per la comunità. E ci si è mossi in tanti, un “campo largo” l’ha definito qualcuno, ironizzando sulle diverse provenienze politiche dei convenuti. Un “campo vasto”abbiamo precisato noi, perché comprende tutti quelli che hanno a cuore la storia di Nerviano. 

Il Governo cittadino al momento “riflette” ma contiamo su alcune sensibilità al suo interno che lo spingano nella direzione giusta. Per secoli Nerviano ha saputo crescere conservando l’impronta di una cultura dell’abitare tanto più nobile quanto più povera e da troppo tempo è assediata da nuovi, anonimi quartieri che cancellano dall’orizzonte campanili, torri, mura e alberi secolari. 

Leggiamo in Paesaggio Costituzione cemento di Salvatore Settis (Einaudi,2010): “A un estremo, il territorio è visto come factum brutum, un fattore di per sé inerte, e per tanto interamente asservito ai meccanismi produttivi, consumandolo senza freni. All’altro, il territorio è visto come spazio culturale e sociale, teatro necessario della vita quotidiana, fattore di equilibrio (o disequilibrio) nell’esperienza individuale e collettiva, fonte di felicità (o infelicità), e dunque stimolo a una vita più ricca e lieta (o meno piena, meno lieta), con evidenti ricadute non solo sul benessere psicofisico, ma anche sulla produttività individuale e collettiva, dunque sull’economia. Non è possibile esercitare una di queste due opzioni in toto; ma di fronte a quella che oggi si presenta come la crescente vittoria della prima, e ai disastri che porta con sé, le ragioni del paesaggio come spazio socioculturale, e come ambito vitale, vanno ripercorse e rivendicate”.

“Finché il sole risplenderà su le sciagure” la pecora sarà mangiata dal lupo: rimane solo che chi sa e può non si faccia pecora. (Vilfredo Pareto, Un’applicazione di teorie sociologiche, 1900)


gaf






13 settembre 2026

Dove eravamo rimasti

Ci eravamo lasciati parlando di irrisioni e insulti che mirano a screditare l’avversario (politico) e di cui noi qui a Nerviano, in anni recenti, abbiamo avuto esempi eloquenti. E di arroganza, che abbiamo sempre creduto nasconda un senso di inferiorità. Quasi uno stile di vita per qualcuno, un modo in cui si finisce per concepire le relazioni con gli altri. Siamo posti quotidianamente di fronte a conflitti e ostilità e la lingua ci viene incontro offrendoci strumenti idonei alle varie contingenze. Sta a noi decidere quali forme usare, se quelle dell’offesa o quelle della conciliazione; dobbiamo scegliere di agire come “parlanti competenti” (questa la dobbiamo a Wittgenstein). 

E proprio pensando a quanto in questi ultimi anni abbiamo dovuto “subire” rimandiamo a una stupenda poesia del tempo dei trovatori di Francia. Una sublime poesia sul nulla, che invitiamo chi ha la bontà di leggerci a indovinare a chi ci rimanda.

Farò un verso di puro niente,

non su di me né su altra gente,

né d’amore o di gioventù,

né d’altro mai,

anzi a cavallo fu, dormendo,

che l’inventai.

Ci fermiamo alla prima delle sette strofe di cui si compone la più famosa e celebre lirica di Guglielmo IX d’Aquitania (1071-1126), considerato il primo trovatore della storia le cui opere ci siano pervenute in lingua d’oc. Chi volesse godersela per intero la trova in rete.

Dopo una lunga pausa riprendiamo dunque la consuetudine delle nostre note domenicali. Non sappiamo come siano andate le vostre vacanze e, soprattutto, non sappiamo se siete riusciti a farle, le vacanze. Sappiamo però dove non le ha fatte le sue vacanze lo scrittore francese Daniel Pennac che intervistato al Festivaletteratura di Mantova afferma tra l’altro: “Non faccio più il bagno nel Mediterraneo, un mare che abbiamo trasformato in un cimitero”. Come si può dargli torto.

gaf