13 settembre 2026

Dove eravamo rimasti

Ci eravamo lasciati parlando di irrisioni e insulti che mirano a screditare l’avversario (politico) e di cui noi qui a Nerviano, in anni recenti, abbiamo avuto esempi eloquenti. E di arroganza, che abbiamo sempre creduto nasconda un senso di inferiorità. Quasi uno stile di vita per qualcuno, un modo in cui si finisce per concepire le relazioni con gli altri. Siamo posti quotidianamente di fronte a conflitti e ostilità e la lingua ci viene incontro offrendoci strumenti idonei alle varie contingenze. Sta a noi decidere quali forme usare, se quelle dell’offesa o quelle della conciliazione; dobbiamo scegliere di agire come “parlanti competenti” (questa la dobbiamo a Wittgenstein). 

E proprio pensando a quanto in questi ultimi anni abbiamo dovuto “subire” rimandiamo a una stupenda poesia del tempo dei trovatori di Francia. Una sublime poesia sul nulla, che invitiamo chi ha la bontà di leggerci a indovinare a chi ci rimanda.

Farò un verso di puro niente,

non su di me né su altra gente,

né d’amore o di gioventù,

né d’altro mai,

anzi a cavallo fu, dormendo,

che l’inventai.

Ci fermiamo alla prima delle sette strofe di cui si compone la più famosa e celebre lirica di Guglielmo IX d’Aquitania (1071-1126), considerato il primo trovatore della storia le cui opere ci siano pervenute in lingua d’oc. Chi volesse godersela per intero la trova in rete.

Dopo una lunga pausa riprendiamo dunque la consuetudine delle nostre note domenicali. Non sappiamo come siano andate le vostre vacanze e, soprattutto, non sappiamo se siete riusciti a farle, le vacanze. Sappiamo però dove non le ha fatte le sue vacanze lo scrittore francese Daniel Pennac che intervistato al Festivaletteratura di Mantova afferma tra l’altro: “Non faccio più il bagno nel Mediterraneo, un mare che abbiamo trasformato in un cimitero”. Come si può dargli torto.

gaf