“ La natura e i suoi liberi abitanti non sono come i palazzi distrutti dalla guerra. Questi si possono ricostruire, ma se la natura sarà annientata nessuno potrà farla rivivere …”.
Questo è quanto leggiamo in un prezioso libretto curato per Italia Nostra da Antonio Cederna, Italo Insolera e Fulco Pratesi (La difesa del territorio, Oscar Mondadori,1976).
Siamo ancora a difenderci dagli “appetiti” del cosiddetto progresso. A farne le spese ancora una volta è il verde urbano, perché questo è da considerarsi un’area come la Bergamina. Per questo ci si è mossi in risposta al tentativo di “rapinare” uno spazio che ha grande significato per la comunità. E ci si è mossi in tanti, un “campo largo” l’ha definito qualcuno, ironizzando sulle diverse provenienze politiche dei convenuti. Un “campo vasto”abbiamo precisato noi, perché comprende tutti quelli che hanno a cuore la storia di Nerviano.
Il Governo cittadino al momento “riflette” ma contiamo su alcune sensibilità al suo interno che lo spingano nella direzione giusta. Per secoli Nerviano ha saputo crescere conservando l’impronta di una cultura dell’abitare tanto più nobile quanto più povera e da troppo tempo è assediata da nuovi, anonimi quartieri che cancellano dall’orizzonte campanili, torri, mura e alberi secolari.
Leggiamo in Paesaggio Costituzione cemento di Salvatore Settis (Einaudi,2010): “A un estremo, il territorio è visto come factum brutum, un fattore di per sé inerte, e per tanto interamente asservito ai meccanismi produttivi, consumandolo senza freni. All’altro, il territorio è visto come spazio culturale e sociale, teatro necessario della vita quotidiana, fattore di equilibrio (o disequilibrio) nell’esperienza individuale e collettiva, fonte di felicità (o infelicità), e dunque stimolo a una vita più ricca e lieta (o meno piena, meno lieta), con evidenti ricadute non solo sul benessere psicofisico, ma anche sulla produttività individuale e collettiva, dunque sull’economia. Non è possibile esercitare una di queste due opzioni in toto; ma di fronte a quella che oggi si presenta come la crescente vittoria della prima, e ai disastri che porta con sé, le ragioni del paesaggio come spazio socioculturale, e come ambito vitale, vanno ripercorse e rivendicate”.
“Finché il sole risplenderà su le sciagure” la pecora sarà mangiata dal lupo: rimane solo che chi sa e può non si faccia pecora. (Vilfredo Pareto, Un’applicazione di teorie sociologiche, 1900)
gaf
