174517 era il numero di Primo Levi nel campo di Auschwitz.
Oggi lo riproponiamo, per lui e per i milioni di ragazze e ragazzi, donne e uomini scomparsi nei campi di sterminio.
“A partire dall’inizio del 1942 ad Auschwitz e nei lager che ne dipendevano, il numero di matricola dei prigionieri veniva tatuato sull’avambraccio sinistro. In ossequio al tipico talento tedesco per le classificazioni si venne presto delineando un vero e proprio codice: gli uomini dovevano essere tatuati sull’esterno del braccio e le donne sull’interno.”
Questo leggiamo in "I sommersi e i salvati" di Primo Levi che più in là continua
“A distanza di quarant’anni il mio tatuaggio è diventato parte del mio corpo. Non me ne glorio, né me ne vergogno, non lo subisco e non lo nascondo. Lo mostro malvolentieri a chi me ne fa richiesta per pura curiosità: prontamente e con ira a chi si dichiara incredulo. Non siamo molti nel mondo a portare questa testimonianza.” (…)
Bruno Schulz, scrittore polacco che fu ucciso per strada nel 1942 da un ufficiale della Gestapo per una crudele ripicca verso un altro ufficiale che in quel momento lo proteggeva, tra l’indifferenza e la paura di tutti quelli che affollavano la strada. Ci viene in mente mentre leggiamo di uccisioni per strada di gente inerme da parte di “reparti speciali di polizia” nell’America democratica.
L’autodafé della libertà non inizia con la violenza ma con l’indifferenza al destino degli altri.
Come antifascisti e “costruttori di memoria” siamo impegnati e rendere chiaro a tutti che cosa è stato veramente il fascismo, non solo negazione di democrazia, di libertà e di uguaglianza, ma vera e propria struttura di persecuzione, di crimine, di odio razziale, di xenofobia.
La consapevolezza di questa dimensione delittuosa del fascismo e del nazismo deve essere patrimonio di tutti, sia della sinistra, sia della destra, perché senza questa consapevolezza, non ci può essere democrazia.
Noi non vogliamo essere la generazione che dimentica e che rimuove.
gaf
