28 dicembre 2025

Guerre e pace /3

Sarebbe il caso di leggere o di rileggere un capolavoro un po’ dimenticato, e cioè "Tempo di uccidere" di Ennio Flaiano, il romanzo che vinse la prima edizione del Premio Strega nel 1947, dove il protagonista racconta i tormenti, gli orrori, le ingiustizie perpetrate e subite dai soldati italiani trascinati in una guerra e in una conquista coloniale senza grandezza e senza onore. 

La buona letteratura porta con se questo dono prezioso che quando meno te l’aspetti ti fa capire cose apparentemente inattuali, e cioè molto inattuali quando le leggi ma che diventano illuminanti quando improvvisamente forniscono gli occhiali per comprendere le cose in profondità, nel trambusto dell’attualità, quando le questioni racchiuse nelle pagine di un romanzo diventano le prime pagine dei giornali. 

E dunque ieri, sabato 27 dicembre, la prima pagina del quotidiano "La Stampa" è toccata alla Nigeria, dove Trump ha compiuto un’altra delle sue bislacche operazioni di pace. 

Leggiamo le sue parole strampalate “Oggi abbiamo inflitto legnate perfette … avevo avvertito che l’avrei fatta pagare cara e hanno pagato carissimo … buon Natale anche ai terroristi morti …”.

Le Chiese evangeliche che in America votano Trump lo hanno convinto che lì, in Nigeria, è in atto un genocidio contro i cristiani. 

In altra parte dello stesso quotidiano leggiamo le affermazioni del Card. Paolo Lojudice, giudice della Cassazione vaticana, “Non è bombardando chi li perseguita che si difendono i cristiani, … anzi, rischia di metterli ancora più in difficoltà perché così vengono assimilati nel mondo islamico all’Occidente” e ancora “ La violenza semina altra violenza. Non possiamo abituarci a pensare che sia normale che ci sia la guerra, che i popoli non dialoghino se non con le armi e gli attentati. Dobbiamo incoraggiare ogni occasione per parlare di pace. … Serve una vera giustizia per i tanti popoli che ancora soffrono la guerra, la morte, la fame, la violenza: dalla Terra Santa all’Ucraina, al Congo e alla Nigeria e altre zone del mondo, donne e bambini e uomini attendono segni di speranza”.

Quel tempo, il tempo raccontato da Flaiano, capace di uccidere e fonte di sofferenze e di vergogna è ancora il nostro tempo dunque. È la nemesi. E allora ecco l’arma in più delle buone letture, che sono come un arsenale di attrezzi per orientarsi con maggiore conoscenza e soprattutto, con maggiore sensibilità e sottigliezza, con empatia, come si dice oggi. 

Ma ci raccontano i giornali americani che i testi letti da Trump non vanno oltre le poche righe. Figuriamoci mettergli in mano un libro.


gaf