16 novembre 2025

Una riflessione sul quartiere GESCAL /2


Eccoci al tentativo di individuare delle variabili con cui ridisegnare un quartiere moderno. 

Alcune di queste variabili sono: 

1) la possibilità di scelta e di decisione, 

2) la possibilità di contatti sociali,

3) la quiete dell’ambiente di vita, 

4) la possibilità di identificarsi con la comunità, 

5) la possibilità di

un’attiva partecipazione sociale, 

6) la capacità di mutamento, la flessibilità, 

7) la continuità e la tradizione. 

Ognuna di queste variabili viene posta in relazione con la struttura della città.

Naturalmente dobbiamo limitarci a razionalizzare l’esistente, puntando su interventi che dovrebbero mirare a realizzare una vita sociale dignitosa attraverso una utilizzazione dello spazio conforme ai bisogni sociali. 

Sul piano dell’analisi dei bisogni, risulta evidente l’incidenza della struttura del quartiere. 

Il modello che da sempre ci ispira è quello della “partecipazione sociale”, in un’area e in un insediamento urbano marginale. 

Lo sforzo dovrà dunque essere quello di individuare delle possibili forme di intervento per fronteggiare i problemi più evidenti dei quartieri “dormitorio” ispirati, come detto, dalla scuola della partecipazione sociale. 

Per cominciare ci sembra importante conoscere come i giovani si relazionino alla cultura d’origine: 

1) quanto sia profondo il loro tradizionalismo, quanto cioè sia stato ereditato acriticamente dalla cultura di appartenenza e quanto esso sia stato interiorizzato; 

2) se tra i loro valori figuri l’impegno civile, se accettino e apprezzino i mutamenti del ruolo delle donne, infine quali siano i loro orientamenti di valore e in quali campi. 

La sensazione è che negli gli abitanti del quartiere, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, prevalga la volontà di appartenere al mondo occidentale ed una coscienza intrisa di europeismo. 

Il che ci sembra un ottimo punto di partenza e per avvalorare questa opinione andiamo a prendere conforto da un grande maestro: “Una vita è una prassi, che si appropria delle strutture sociali, le interiorizza e le trasforma in strutture psicologiche … Ogni vita … si rivela … come sintesi verticale di una storia sociale. Ogni comportamento o atto individuale appare, nelle sue forme più uniche, sintesi orizzontale di una struttura sociale” (*). 

Fanno ancora riflettere queste parole, che valgono per gli abitanti del quartiere GESCAL come per i palestinesi di Gaza.

(*) F. Ferrarotti, Storia e storie di vita, Bari, Laterza, 1981.

La nostra ricognizione del Quartiere GESCAL continua. 

Alla prossima nota dunque, contando sull’interesse dei nostri sette lettori verso ipotesi che consideriamo a tutti gli effetti come appuntamenti dati allo sviluppo urbano futuro.


gaf