26 gennaio 2026

174517

174517 era il numero di Primo Levi nel campo di Auschwitz. 

Oggi lo riproponiamo, per lui e per i milioni di ragazze e ragazzi, donne e uomini scomparsi nei campi di sterminio. 

“A partire dall’inizio del 1942 ad Auschwitz e nei lager che ne dipendevano, il numero di matricola dei prigionieri veniva tatuato sull’avambraccio sinistro. In ossequio al tipico talento tedesco per le classificazioni si venne presto delineando un vero e proprio codice: gli uomini dovevano essere tatuati sull’esterno del braccio e le donne sull’interno.” 

Questo leggiamo in "I sommersi e i salvati" di Primo Levi che più in là continua 

“A distanza di quarant’anni il mio tatuaggio è diventato parte del mio corpo. Non me ne glorio, né me ne vergogno, non lo subisco e non lo nascondo. Lo mostro malvolentieri a chi me ne fa richiesta per pura curiosità: prontamente e con ira a chi si dichiara incredulo. Non siamo molti nel mondo a portare questa testimonianza.” (…)

Bruno Schulz, scrittore polacco che fu ucciso per strada nel 1942 da un ufficiale della Gestapo per una crudele ripicca verso un altro ufficiale che in quel momento lo proteggeva, tra l’indifferenza e la paura di tutti quelli che affollavano la strada. Ci viene in mente mentre leggiamo di uccisioni per strada di gente inerme da parte di “reparti speciali di polizia” nell’America democratica. 

L’autodafé della libertà non inizia con la violenza ma con l’indifferenza al destino degli altri. 

Come antifascisti e “costruttori di memoria” siamo impegnati e rendere chiaro a tutti che cosa è stato veramente il fascismo, non solo negazione di democrazia, di libertà e di uguaglianza, ma vera e propria struttura di persecuzione, di crimine, di odio razziale, di xenofobia. 

La consapevolezza di questa dimensione delittuosa del fascismo e del nazismo deve essere patrimonio di tutti, sia della sinistra, sia della destra, perché senza questa consapevolezza, non ci può essere democrazia. 

Noi non vogliamo essere la generazione che dimentica e che rimuove.


gaf




17 gennaio 2026

Noi del Partito Democratico

“Quando abbiamo dato vita al PD, nel 2007, l’intenzione era chiarissima: unire le grandi culture progressiste e democratiche, figlie dell’umanesimo e del solidarismo, in un unico strumento democratico per dare al paese una forza progressista capace di governarlo e rappresentarlo nel modo più giusto, equo e condiviso... quindi, non esserci per esserci, magari rinchiusi in un perimetro difensivo, comodo ma minoritario, ma esserci per fare, assumendosi rischi e responsabilità”. 

Parole di Emanuele Fiano, che facciamo nostre per chiamare all’unità e all’impegno tutte le forze progressiste e democratiche presenti sul territorio di Nerviano.  

L’opposizione è preziosa quando è scomoda oltre che veritiera e quando costringe a confrontarsi con la realtà e a non rifugiarsi nei racconti di comodo. Le passioni nascono a contatto con la prossimità dei problemi della vita, e dunque tutti fuori, all’aria aperta e per le strade. Incontriamoci e mettiamoci insieme. 

Abbiamo imparato da bambini che la solidarietà è un bene, il prossimo si aiuta, un uomo in mare si salva, se fai un vaccino non ti ammali. 

Avevamo maestri che avevano fatto la guerra o erano stati partigiani e non c’erano dubbi sul fatto che il fascismo e il nazismo fossero stati il male assoluto del 900. 

Noi siamo democratici e moderati. 

Prima democratici e poi moderati, ci viene da dire parafrasando Torelli Voiller che, nel primo numero del Corriere della Sera (da lui fondato) del 5-6 marzo 1876 scrive: “Noi siamo conservatori e moderati, prima conservatori e poi moderati”. 

Siamo vicini a quell’uomo, col quale condividiamo con orgoglio la città natale e la passione per il giornale da lui fondato e da noi amato. 

È urgente ritrovare l’idea del bene comune e dei legami sociali, che si traduce in responsabilità dell’uno verso l’altro. 

È necessario avere una visione del “verso dove” si voglia andare, mossi da valori e principi chiari e declinati in criteri concreti e azioni conseguenti, attrezzati con una cultura politica viva e condivisa e uno “strumento” valido e efficiente, cioè un partito che noi mettiamo a disposizione, che ci permetta di individuare, determinare e sviluppare una rappresentanza democratica per le prossime elezioni. 

È intorno a questo partito che vorremmo ritrovarci tutti insieme, non chiedendo alcuna affiliazione ma condividendo valori e principi e idee e battaglie.

Le parole di papa Leone XIV e del Presidente Mattarella a fine anno indicano una strada: la partecipazione. E noi ci uniamo a loro nel sollecitarla. 

Il silenzio e gli equilibrismi (né di qua né di la, né con questi né con quelli) funzionano nei tempi ordinari: ma questi sono tempi straordinari e chi oggi si fa da parte ha la responsabilità di che cosa avalla. 

È più tardi di quanto crediate.

gaf



03 gennaio 2026

La Legge di bilancio

La manovra del Governo Meloni, dopo l’approvazione della Camera dei Deputati è entrata ufficialmente in vigore.

E’ la Legge n. 199 del 30 dicembre 2025.

La legge finanziaria è tra quelle più importanti dell’ordinamento perché indica quante e quali risorse finanziarie vengono raccolte dallo Stato e come e dove queste risorse vengono spese in favore di cittadini, famiglie e imprese.

Presentata in Senato ad ottobre dal Ministro Giorgetti, la manovra è stata quasi completamente stravolta dal maxi emendamento presentato dal Governo alla metà di dicembre.

Lo scopo del maxi emendamento è stato esclusivamente quello di porre fine ai litigi tra la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Ha prevalso la logica di potere della coalizione di destra rispetto agli interessi degli italiani.

Arrivata blindata al Senato e poi alla Camera, il Parlamento non ha fatto altro che ratificare quanto deciso dal Governo. Nessuno spazio è stato lasciato alle proposte emendative delle forze di opposizione e, come sempre più soventemente accade, con il ricorso al voto di fiducia chiesto dal Governo, la manovra finanziaria è diventata legge.

Il Governo rivendica di essere riuscito a “tenere in ordine i conti”, potremmo dire che “l’operazione è riuscita ma il paziente è morto”.

Si tratta in effetti di una manovra iniqua dal punto di vista sociale, inefficace e priva di una visione strategica per il futuro, questo ce lo dicono i numeri in essa contenuti.

Sul fronte delle entrate, il Governo ha aumentato di due punti percentuali per banche e assicurazioni l’IRAP ed ha raddoppiato la Tobin tax per coprire il tanto sventolato taglio di due punti percentuali dell’IRPEF, con la riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione dal 35% al 33%. 

L’effetto di tale manovra si vede bene nella seguente tabella di confronto:

REDDITO

IMPONIBILE

IRPEF LORDA

Aliquote 2025

IRPEF LORDA

Aliquote 2026

DIFFERENZA

2026/2025

28.000,00

6.440,00

6.440,00

0,00

29.000,00

6.790,00

6.770,00

-20,00

30.000,00

7.140,00

7.100,00

-40,00

31.000,00

7.490,00

7.430,00

-60,00

32.000,00

7.840,00

7.760,00

-80,00

33.000,00

8.190,00

8.090,00

-100,00

34.000,00

8.540,00

8.420,00

-120,00

35.000,00

8.890,00

8.750,00

-140,00

36.000,00

9.240,00

9.080,00

-160,00

37.000,00

9.590,00

9.410,00

-180,00

38.000,00

9.940,00

9.740,00

-200,00

39.000,00

10.290,00

10.070,00

-220,00

40.000,00

10.640,00

10.400,00

-240,00

41.000,00

10.990,00

10.730,00

-260,00

42.000,00

11.340,00

11.060,00

-280,00

43.000,00

11.690,00

11.390,00

-300,00

44.000,00

12.040,00

11.720,00

-320,00

45.000,00

12.390,00

12.050,00

-340,00

46.000,00

12.740,00

12.380,00

-360,00

47.000,00

13.090,00

12.710,00

-380,00

48.000,00

13.440,00

13.040,00

-400,00

49.000,00

13.790,00

13.370,00

-420,00

50.000,00

14.140,00

13.700,00

-440,00

200.000,00

78.640,00

78.200,00

-440,00

201.000,00

79.070,00

79.070,00

0,00

In sintesi il taglio dell’IRPEF avvantaggia i ricchi:

+ 440,00 euro all’anno per i dirigenti;

+ 120,00 euro all’anno per gli impiegati;

+ 20,00 euro all’anno per gli operai.

A corollario di ciò, il report di fine anno della banca d’Italia ci dice che “ 6 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi”. Per quanto sulla sanità siano state messe risorse aggiuntive, il parametro con cui, in tutto il mondo, si misura la spesa sanitaria di un paese è dato dal rapporto tra spesa sanitaria e Prodotto Interno Lordo (PIL).

I dati dell’ISTAT dimostrano che tale rapporto in Italia è del 6,2%, mentre la media europea è del 6,9%.

Oltre a ciò, il Governo ha introdotto la quinta rottamazione delle cartelle esattoriali, ovvero chi non ha pagato a suo tempo le imposte allo Stato, potrà estinguere il debito senza pagare Interessi, sanzioni, interessi di mora e aggi. In sostanza pagherà solo le imposte esattamente come il contribuente che ha pagato regolarmente. Su questo provvedimento la Corte dei Conti ha così commentato “premia l’evasione fiscale”.

La legge finanziaria ha un solo articolo ma ben oltre 900 commi, all’interno dei quali ci sono prelievi occulti come ad esempio:

- Aumento delle accise sul gasolio, circa 4/5 centesimi al litro, è una tassa invisibile che fa salire i costi dei trasporti, del trasporto pubblico locale, della logistica, con ricadute sui prezzi di tutti i beni;

- RC Auto più cara, sale del 12,5% l’aliquota sulle garanzie accessorie quali: infortuni del conducente e l’assistenza stradale. Risultato polizze più costose;

- Dal 1° luglio il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), se il dipendente interessato non si oppone entro 60 giorni, l’accantonamento andrà ai fondi pensione, togliendo da un lato liquidità alle imprese e dall’altro il salario differito del dipendente diventa finanza pubblica;

- Affitti brevi più tassati, 21% sulla prima casa, 26% sulla seconda casa, dalla terza casa bisogna aprire la partita IVA. Risultato viaggi e turismo più cari;

- Tagliato il “piano casa” a cui sono destinati solo 100 milioni. Risultato meno aiuti ai Comuni, meno case disponibili, più difficoltà per giovani e famiglie;

- Dal 1° luglio, salvo modifiche legate alla legislazione europea, nuova tassa di 2 euro su ogni spedizione extra-UE sotto il valore di 150,00 euro. Risultato la tassa la pagheranno i cittadini e non i colossi dell’e-commerce.

Infine la risposta data alle imprese per contrastare il declino industriale del nostro Paese è assolutamente inadeguata e temporanea.

ec



(photo credit web)